Moretti:
C'è una bella intervista a Nanni Moretti, su Repubblica. Di fronte alla distanza dalla realtà e alla "leggerezza" di tanti politici, Moretti sembra un gigante.
Ero a Piazza Navona nel 2002, quando ci fu il famoso attacco ai leader dell'Ulivo, e anche lì, di fronte allo stupore imbambolato di Rutelli, al volemose bene di tanti altri, mi sembrò uno dei pochi capaci di dire qualcosa non di sinistra, ma di sensato.
La soglia del nostro stupore e della nostra reazione nei confronti di una catastrofe etica, istituzionale, umana, "culturale", si è abbassata sempre di più, sempre di più... fino a scomparire sottoterra. Fino a considerare normale un orrendo spettacolo, che in un paese democratico tutto è tranne che normale. Con questo lavoro non voglio convincere nessuno, voglio semplicemente ricordare che questo schifo, di cui fa parte anche il conformismo e il servilismo di tanti giornalisti, è successo davvero. Da 15 anni 60 milioni di italiani sono ostaggio degli interessi di una sola persona. Un'umiliazione impensabile fino a poco tempo fa. Da parte della sinistra c'è stata un'incapacità totale di reagire e affermare la propria identità. Si è fatta aggredire e sbeffeggiare. È arretrata in continuazione, ha adottato luoghi comuni come quello che non bisogna demonizzare Berlusconi per non spaventare i moderati. Su certe spaventose posizioni e leggi volute dalla Lega da sempre hanno avuto parole più nette alcuni settori della Chiesa. Il pragmatismo della sinistra la porta addirittura a corteggiare e a ipotizzare alleanze con la Lega. E invece no, sono portatori di disvalori, punto e basta. In questi anni la sinistra ha avuto paura di tutto. È stata prigioniera di personalismi senza personalità. Senza dimenticare lo slogan penoso della destra e di molti giornalisti secondo il quale il conflitto di interessi non interessa agli italiani, dato che la maggioranza ha votato Berlusconi. C'è un piccolo dettaglio: interessa alla democrazia. Spero solo che, dopo gli ultimi avvenimenti, almeno un risultato sia ormai acquisito: il tramonto dell'ipotesi che un tipo che si considera al di sopra della legge possa aspirare al Quirinale".
Uragano:
In questo momento fuori dalla mia finestra c'è un uragano. Vento che soffia, grandine mista a pioggia, non si vede a un metro di distanza, il vento fischia. Stamattina uscendo di casa avevo pensato "finalmente l'estate".
Oxford:
Stasera sono a Oxford, nel St Edmund's College: ci sono tutti gli odori, le macchie e le scomodità di una pensione inglese, eppure è bellissimo. Il portiere che mi ha accolto, all'ingresso, era gentilissimo: mi ha scortato attraverso I cortili labirintici del College, fino alla mia stanza, che è abbarbicata chissà dove. Non ho avuto modo di vedere la città, a parte le casette basse, allineate lungo le strade di periferia, e qualche College lungo la via principale. Quel poco che ho visto, però, è bastato a scatenarmi una sorta di nostalgia verso un luogo mitologico. Adoro le città universitarie di tutto il mondo per la loro atmosfera febbrile e rilassata al tempo stesso, per gli studenti e I professori che camminano per le strade come se avessero tutto il tempo del mondo, e Oxford e Cambridge naturalmente sono due luoghi mitici.
Le università inglesi hanno un qualcosa di trasandato e di storico al tempo stesso, che le rende affascinanti. Sono luoghi fuori dal tempo, con I loro blasoni, i negozi di cravatte e quelli che noleggiano gli abiti da sera, i corridoi orgogliosamente scrostati, la moquette un po' consunta.
Non so come sia a Oxford, ma a Cambridge c'era una grossa scrivania di legno con su scritto “si prega di non poggiare le tazze del caffè sulla scrivania di Maxwell”, un umorismo e uno snobismo involontario. Ok, stasera sono qui, e con una bella tazza di nescafè riscaldato preparo il mio seminario di domani.
E siccome Eraclito, Platone e Aristotele erano tra i primi a scrivere di queste cose, non dovevano preoccuparsi troppo di note, commenti e polemiche, e scrivevano solamente quello che pensavano. Proprio come dovrebbe fare un bravo scienziato...
Ma veniamo al mio shock culturale. Lo studio della fisica, almeno in Italia, mi è sembrato in un certo senso una continuazione naturale di questo modo di pensare. Cioè che ogni cosa andava investigata fino alle
fonti, da soli, che su ogni problema bisognava esercitare il dubbio, cercare una soluzione diversa, farsi domande e cercare le risposte.
Finché ero in Italia, c'era però sempre un'idea di fondo che sì, la scienza è importante, è utile, permette di capire molte cose, ma è sempre una disciplina povera, "arida", insomma una cosa per manovali. La vera cultura è quella classica, fatta di libri e citazioni. In Italia ci si può vantare impunemente di non sapere come risolvere un'equazione di primo grado, ma non di non sapere chi è Dante.
Cultural Shock (1):
Da dove incominciare? Parlavo ieri dei motivi che mi hanno spinto a fare fisica. Diciamo che prima di varcare la soglia della Sapienza ho avuto una formazione classica. Ma molto classica. Adoravo il greco - un po' meno il latino - passavo ore a studiare il vocabolario - il Rocci. Mi affascinava l'idea dei diversi dialetti, di come le parole si fossero evolute nei secoli. E mi affascinava anche il fatto che a duemila anni di distanza noi ci rompessimo la testa per capire quello che qualcuno aveva scritto in maniera del tutto naturale.
La filologia è una bellissima scienza, ci sono diagrammi che spiegano il perché e il percome dell'evoluzione delle parole, la trasformazione delle vocali, delle aspirate... ho scoperto solo qualche mese fa che il mio prof del ginnasio, che mi affascinava con questi specchietti, aveva una vocazione nascosta per la matematica, ma che poi aveva deciso di fare lettere...
La bellezza del greco, però, non stava solo nella filologia, ma anche e soprattutto nella letteratura. Non quella delle antologie, dove per un frammento di Eraclito ci sono due pagine di note, ma quella dei classici. Li ho letti quasi tutti, i classici, in edizione integrale.
Non credo che esistano lingue morte e lingue vive, nel senso che quando una lingua viene usata per comunicare è sempre viva, e quando Platone o Cicerone scrivevano qualcosa erano vivissimi, e non scrivevano per i posteri o per la grammatica, ma perché avevano qualcosa da dire.
è molto diversa, la letteratura greca, da quello che normalmente si pensa, proprio perché è immediata, senza sovrastrutture. E la filosofia è semplicissima, perché risponde alle domande che noi tutti ci facciamo, in ogni momento.
Why?
Sto pensando seriamente di raccontare la mia storia, non perché sia particolarmente interessante, ma perché
secondo me è emblematica di una generazione, e di un modo di intendere il futuro. Sarà che sto leggendo tante biografie in questo periodo, sarà che sto viaggiando tanto e facendo esperienze che non penso che siano poi troppo normali... sarà che più mi guardo intorno, più mi diverto a osservare le persone che ho intorno... mmm, è difficile cominciare.
La questione fondamentale è perché ho scelto di fare la vita che faccio, e cioè perché faccio la fisica... non è per mancanza di alternative, né perché sia la mia passione fin da bambina - intendiamoci, non che non mi interessi, ma mi interessa allo stesso livello di mille altre cose, come l'archeologia, la psicologia, l'informatica, la storia...
se dovessi dire un buon motivo, direi che ho scelto la fisica per via della gente. Non per il fisico medio, che soprattutto qui in Germania può essere un po' noioso, ma per l'alta concentrazione di persone singolari che si incontrano. E perché, come dice chi mi conosce molto bene, sono uno spirito libero, o ribelle, e questo è uno
dei pochi campi in cui questa è una qualità, piuttosto che un difetto.
C'è chi dice che le discipline scientifiche sono aride, e tutto sommato è vero, almeno finché uno non inizia a "creare". Allora non sono più aride, anche se a quel punto possono essere molto dure, o frustranti, perché a differenza che in una creazione artistica, in una creazione scientifica bisogna poi sempre tornare indietro e fare i conti con la realtà, il che può essere molto frustrante. Il più bel teorema, la più elegante dimostrazione non contano niente quando si trova uno stupido controesempio.
Però in un certo senso c'è anche la libertà e la democrazia più assoluta, perché di fronte alla forza del dato oggettivo non c'è autorità o imposizione che tenga.
Questa è la prima e più importante lezione che ci hanno dato, dal primo giorno in cui siamo entrati in aula, ci hanno insegnato a non credere e a non fidarci di nessuno per principio, ma ad andare sempre a fondo nelle cose. Immagino che questo sia un principio piuttosto generale, ed è la qualità che più ammiro in una persona...
Si potrebbe pensare che sia un principio generalmente condiviso, ma chiaramente espresso come
l'ho visto in Italia, non l'ho ritrovato da nessun'altra parte del mondo. Solo i miei colleghi russi, a occhio,
la pensano alla stessa maniera. Gli altri sistemi educativi, a quanto pare, producono in media scienziati molto diversi, e questo, secondo me, è un problema interessante...
Consigli della nonna:
Uno degli aspetti positivi della mia vita di emigrante è che ho un piccolo giardinetto, che con la primavera non è più pieno di neve e fango, ma di erba. E c'è un'aiuola in cui mi diverto a fare esperimenti per ora fallimentari di giardinaggio. Ho scoperto che il sito di Yahoo answers è una miniera di consigli su come piantare insalata, peperoni, ortensie, sterminare le lumache, potare le piante. Sono i classici "consigli della nonna", che in genere funzionano, e poi sono comunque divertenti da provare.
Se però, come me, uno ha la fortuna di avere ancora una nonna, allora è molto meglio ricorrere ai consigli dell'originale.
In questi giorni sono a casa con l'influenza, e mia nonna si è preoccupata che io mi rimettessi in forze. Questo è stato più o meno il tenore della nostra telefonata:
- Sei a letto? Ancora con la febbre? Hai preso una bella ciucca?
- Una ciucca nonna?
- Sì, sì, una bella ciucca è quello che ci vuole.
- Sei sicura?
- Sicurissima. Vai di là, ti prepari una bella tazza di vin brulé, che sia forte, però, mi raccomando, altrimenti non serve a niente, te lo bevi tutto e domani mattina ti svegli come nuova. Mi raccomando è meglio se vai a dormire
subito dopo averlo preso, però, altrimenti se canti troppo forte disturbi i vicini.
- Ok, ci proverò, ma secondo me è influenza e la ciucca non basta.
- Ah, per l'influenza c'è un rimedio infallibile. Ti devi bere due bicchieri pieni pieni di champagne, quello funziona benissimo...
Inutile dire che non ho fatto né l'uno né l'altro, e ho ancora l'influenza. Dovevo ascoltare la nonna...
Guccini:
E' stata una scoperta un po' "tardiva", nel senso che ho sempre diffidato di Guccini sia per la voce, sia perche' alcune canzoni mi sembravano intrise di una violenza che non condivido.
Eppure stamattina mentre ascoltavo un vecchio cd, mi ha colpito l'attualita' di una canzone di piu' di quarant'anni fa, che penso descriva perfettamente la situazione italiana attuale.
Il sociale e l'antisociale:
Sono un tipo antisociale, non m'importa mai di niente,
non m'importa dei giudizi della gente.
Odio in modo naturale ogni ipocrisia morale,
odio guerre ed armamenti in generale.
Odio il gusto del retorico, il miracolo economico
il valore permanente e duraturo,
radio a premi, caroselli, T.V., cine, radio, rallies,
frigo ed auto non c'è "Ford nel mio futuro"!
E voi bimbe sognatrici della vita delle attrici,
attenzione da me state alla lontana:
non mi piace esser per bene, far la faccia che conviene
poi alla fine sono sempre senza grana...
Odio la vita moderna fatta a scandali e cambiali,
i rumori, gli impegnati intellettuali.
odio i fusti carrozzati dalle spider incantati
coi vestiti e le camicie tutte uguali
che non sanno che parlare di automobili e di moda,
di avventure estive fatte ai monti e al mare,
Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego,
mentre io mi metto quello che mi pare...
Sono senza patrimonio, sono contro il matrimonio,
non ho quello che si dice un posto al sole;
non mi piaccion le gran dame, preferisco le mondane
perchè ad essere sincere son le sole...
Non mi piaccion l'avvocato, il borghese, l'arrivato,
odio il bravo e onesto padre di famiglia
quasi sempre preoccupato di vedermi sistemato
se mi metto a far l'amore con sua figlia...
Sono un tipo antisociale, non ho voglia di far niente,
sulle scatole mi sta tutta la gente.
In un'isola deserta voglio andare ad abitare
e nessuno mi potrà più disturbare
e nessuno mi potrà più disturbare
e nessuno mi potrà più disturbare...
Non amo viver con tutta la gente, mi piace solo la gente "bene":
come si dice comunemente "bene si nasce non si diviene"...
c'è chi nasce per le scienze o per le arti: io sono nato solamente per i party la lalalala...lalalala
Amo oltremodo parlare male, fare il maiale con le ragazze,
la Pasqua vado in confessionale e tutte quante per me vanno pazze
perchè fra i "bene" poi non conta l'astinenza, basta ci sia soltanto l'apparenza la lalalala...lalalala
Quindi non curo la mia intelligenza, la gente bene con questo non lega,
ma alle canaste di beneficenza so sempre tutto sull'ultimo"Strega":
l'intelligenza c'è sol coi milioni e ammiro i film di Monica e Antonioni la lalalala...lalalala
Sono elegante ed è inutile dire che le mie vesti son sempre curate
perchè senz'altro è importante vestire, perchè è la tonaca che fa il frate...
In fondo poi due cose hanno importanza e sono il conto in banca e l'eleganza la lalalala...lalalala
Andiamo matti per cocktail e feste, amo oltremodo le donne mondane:
non fraintendete non parlo di "quelle", star con la gente più in basso sta male...
non ho rapporti con i proletari... soltanto a tarda notte lungo i viali la lalalala...lalalala...lalalala
Ma non trascuro la scienza umanista e si può dire che sono impegnato,
anzi alle volte sono comunista, ma non mi sono sempre interessato:
la lotta delle classi sol mi va per far bella figura in società la lalalala..lalalala...
Non si può dire che sia clericale, come Boccaccio amo rider dei frati,
ma ossequio sempre lo zio cardinale e vado a messa nei dì comandati.
Il mio credo vi dico brevemente: pensare a ciò che può dire la gente la lalalala...lalalala...lalalala
La gente "bene" è la mia vera patria, la gente "bene" è il mio unico Dio,
l'unica cosa che ho sempre sognata, la sola cosa che voglio io...
è solo essere un bene sempre ed ora e tutto il resto vada alla malora la lalalala...lalalala
la lalalala...lalalala...
Si vota:
Oggi ci sono le elezioni europee, ed è la prima volta che non voto in Italia. Al Parlamento europeo si può scegliere di votare per i candidati italiani della circoscrizione "estero", o per i candidati della nazione di residenza. Seguo i risultati su internet, non ho seguito la campagna elettorale che mi sembrava più un esercizio di gossip che di politica. Da lontano si ha l'impressione che l'Italia sia avvolta in una specie di "bolla di sapone", che la discussione politica e mediatica abbia sempre per oggetto una sola persona, e che tutto il resto non esista. Nel bene e nel male. Non esistono i disoccupati, ma neanche la speranza, o le eccellenze, non esistono i comici, non esiste il progresso, non esiste il problema dello stato sociale...
Una cosa che anche per chi è italiano, ma in Italia non ci sta più da tanti anni, è sempre più incomprensibile, perché quando si torna a casa c'è sempre un solo argomento di conversazione, che purtroppo, o per fortuna, al resto del mondo non interessa.
E così a dire il vero non si è saputo quali fossero le posizioni dei vari partiti sulle questioni veramente importanti, ma solo che Berlusconi porta i suoi ospiti a Villa Certosa, e intrattiene rapporti non meglio precisati con ragazzine minorenni.
La cosa desta grande scandalo, o ammirazione, a seconda dello schieramento politico, ma non suscita l'unica reazione sensata - l'indifferenza. Se ci si scandalizza del Presidente del Consiglio per questa questione tutto sommato privata, o si è molto stupidi, o si è molto ingenui, o si è molto ipocriti.
Ci si dovrebbe scandalizzare, o si dovrebbe parlare, di tutt'altro, ed è quello che ho deciso di fare.
Ho deciso di ricominciare a scrivere questo blog perché ne ho bisogno, e perché faccio parte di una generazione a cui è capitato di avere venti o trent'anni in questo momento, e che in un modo o nell'altro la sua vita la vuole vivere. Fare qualcosa, in Italia se si può, fuori, se è necessario, ma che non vuole stare a lamentarsi tutto il giorno. Perché noi in Italia ci siamo nati, ci siamo cresciuti, ci abbiamo vissuto, eppure non ce ne frega niente di Noemi. Perché in Italia abbiamo imparato a vivere, a pensare, a dubitare, e di questo siamo contenti.
Perché viviamo in un mondo più grande, in cui tutti i giorni succedono cose straordinarie, e che meritano di essere raccontate. Non so se c'è ancora qualcuno che mi legge, tra i miei amici di un tempo, ma se vi capita di passare di qui, fatemi un cenno.
cleo
Pittsburgh:
Sono a Pittsburgh, per il March Meeting dell'American Physical Society. Probabilmente è la conferenza di fisica più grande del mondo, a cui partecipano scienziati da tutto il mondo. E' quasi un obbligo venirci, almeno una volta ogni due-tre anni, per "farsi vedere", stringere contatti, e capire in che direzione andrà la ricerca. Questa è la mia terza volta - 2002 e 2006 le altre volte - e tutte le volte c'è la stessa atmosfera "concitata", di gente che schizza da un piano all'altro del Convention Center, e salta di sala in sala per cercare di massimizzare il tempo. I talk durano dodici minuti, ci sono una ventina di sessioni parallele, per cui un bel po' di tempo lo si passa a correre da una stanza all'altra. è pieno di gente che, esausta, si siede per terra con il portatile, ci sono persone che discutono sulle scale, o lungo i corridoi, insomma è un misto tra una fiera e una conferenza, ma è divertente. Per me i vari APS hanno segnato delle specie di "tappe" nella mia carriera scientifica a personale: la prima volta sono venuta totalmente da sola, senza conoscere nessuno, e piuttosto terrorizzata ho fatto il primo talk della mia vita. La seconda volta sono venuta in gruppo, con un po' più di sostegno, ed è stata forse la volta più divertente. Questa volta sono ancora in gruppo, ma in un certo senso sono da sola, perché sono qui per presentare i risultati che ho ottenuto per conto mio...
Ok, vado a cena, a più tardi!